Animali e divorzio

A chi vanno affidati gli animali domestici quando la coppia “scoppia”? In un Paese come il nostro dove quasi una famiglia su due vive con un animale domestico la legge, in ambito civilistico, è totalmente carente a riguardo: infatti la materia non è disciplinata né all’interno del Codice Civile né in Leggi Speciali.

Da diversi anni il Parlamento è chiamato a far diventare Legge a tutti gli effetti la proposta che prevede l’introduzione nel Codice Civile, tra gli altri, dell’articolo 455-ter, dal titolo “Affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi” con il seguente testo:

In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dall’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all’affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.”

E’ interessante notare come ai fini dell’affidamento non assume alcuna rilevanza la circostanza dell’intestazione dell’animale (attraverso il microchip di cui ogni animale deve essere dotato per legge) ad uno dei padroni. Ed in effetti il cane non è un bene registrato, ma un essere vivente, che risponde agli stimoli della realtà che lo circonda e instaura rapporti con l’intero nucleo familiare.

Come fare quindi a stabilire a chi vada affidato?

E’ stata la giurisprudenza, negli ultimi anni, ad essere chiamata a decidere in merito ad innumerevoli controversie di questo genere, ed è singolare che proprio l’affidamento dell’animale domestico risulti essere una delle principali cause che porta la coppia a voler definire la separazione in tribunale.

Il Tribunale di Foggia ha statuito con un’ordinanza che “il giudice della separazione può ben disporre, in sede di provvedimenti interinali, che l’animale d’affezione, già convivente con la coppia, sia affidato ad uno dei coniugi con l’obbligo di averne cura, e statuire a favore dell’altro coniuge il diritto di prenderlo e tenerlo con sé per alcune ore nel corso di ogni giorno”.

Questa ordinanza, in pratica, applica per analogia la disciplina del codice civile riguardante l’affidamento dei figli minori, ed in effetti anche la Corte di Cassazione nel 2007 si è espressa in tal senso riconoscendo “il cambiamento della natura del rapporto tra proprietario e animale di affezione, non più riconducibile alla mera proprietà di un oggetto di cui il detentore avrebbe la completa disponibilità (…)” ed equiparando quindi la tutela di un animale a quella che si deve a un minore.

Nello stesso senso si è espresso il Tribunale di Cremona il quale, con una sentenza del 2008, garantiva la possibilità per entrambi i coniugi di prendersi cura congiuntamente del loro animale, dividendo al 50% le spese per il mantenimento. Questa disciplina, prima riservata solo ai figli minori, viene ora applicata anche agli animali domestici e la sentenza, quindi, segna una svolta nella giurisprudenza italiana.

Diversamente rispetto alla linea seguita da altri Tribunali, il Collegio di Milano della IX sezione civile, con provvedimento del 02.03.2011, ha dichiarato inammissibile la domanda di assegnazione degli animali di casa alla moglie e ai figli, in quanto l’ordinamento attualmente non prevede la possibilità di affidare o assegnare gli animali domestici, “né essendo compito del giudice della separazione quello di regolare i diritti delle parti sugli animali di casa“.

Interessante notare infine che, secondo il testo del disegno di legge, il Tribunale sarebbe competente a decidere dell’affidamento dell’animale anche in caso di cessazione di “convivenza more uxorio”: non sarebbe quindi considerato come requisito fondamentale il fatto che la coppia sia effettivamente sposata e si porrebbe così fine ad una inutile discriminazione verso le coppie non sposate, anche nel caso di affidamento degli animali domestici.

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