Esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Un uomo di 75 anni è stato condannato a venti giorni di reclusione (pena sospesa) per essersi fatto “giustizia da solo”, lanciando dalla finestra del proprio appartamento un “gavettone” di acqua sporca sui clienti di un locale notturno, esasperato dai continui schiamazzi e dalla musica ad alto volume proveniente dalla discoteca, dopo aver vanamente sollecitato l’intervento delle Forze dell’Ordine.

Con la sentenza n. 39869 del 25 settembre 2013, la VI Sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei Giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dell’imputato, ritenendo l’uomo responsabile del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, ex art. 393 c.p., sostenendo che l’uomo “disponeva di strumenti giuridici per fare valere le proprie ragioni, in luogo di farsi giustizia da solo, dinanzi a comportamenti suscettibili di assumere anche rilevanza penale” e, di conseguenza, ha ritenuto legittimo il risarcimento dei danni alla parte civile (gestore della discoteca).

 

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