Responsabilità della Pubblica Amministrazione

La Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul tema della responsabilità e dell’applicabilità, nei confronti della P.A. (pubblica amministrazione), dell’articolo 2051 c.c..
La Suprema Corte, nella sentenza 5308 dell’8 Marzo 2007, ritiene di aderire e di ribadire quanto affermato anche in precedenti sentenze. Dalla sentenza emerge che l’art. 2051 c.c. trova applicazione nei confronti della P.A. con riguardo ai beni demanialiesclusivamente qualora tali beni non siano oggetto di un uso generale e diretto da parte dei terzi, ma vengano utilizzati dall’amministrazione medesima in situazione tale da rendere possibile un concreto controllo ed una vigilanza idonea ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo (Cass. 30 ottobre 1984 n. 5567), ovvero ancora, qualora trattasi di beni demaniali o patrimoniali che perla loro limitata estensione territoriale consentano una adeguata attività di vigilanza sulle stesse (Cass. 5 Agosto 2005, n.16675; Cass. n. 11446 del 2003; Cass. 1 Dicembre 2004, n. 22592; Cass. 15 Gennaio 2003, n. 298, Cass. 23 Luglio 2003 n.11446)”.
Secondo tale orientamento non vi sarebbe responsabilità della P.A. ai sensi dell’articolo 2051 c.c. nel caso in cui il potere di controllo e vigilanza esercitatile sulla cosa in custodia sia oggettivamente impossibile. Secondo la Corte, indici sintomatici dell’impossibilità del controllo del bene demaniale sono “la notevole estensione e l’uso generalizzato dello stesso da parte degli utenti”; la possibilità di effettuare il controllo sul bene, anche in presenza degli indicatori evidenziati, andrà comunque accertata di volta in volta, in concreto, da parte del giudice di merito.
Nel caso specifico la Corte era stata chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 2051 c.c. in seguito ad un danno riportato a causa dello stato di pericolosità e scarsa manutenzione di una strada comunale.
In riferimento al demanio statale la Corte sostiene che l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. “ va esaminata non solo in relazione all’estensione delle strade, ma anche alle loro caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che li connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico di volta in volta appresta e che, in larga misura, condizionano le aspettative della generalità degli utenti”.
Per quanto concerne le strade comunali “figura sintomatica della possibilità dell’effettivo controllo di una strada del demanio stradale comunale è che la stessa si trovi all’interno delle perimetrazione del centro abitato (L. 17 Agosto 1942, n.1150 art.41 quinquies come modificato dalla L.6 Agosto 1967, n.765 art. 17; D.P.R. 6 Giugno 2001, n.380, art.9; D.Lgs. 30 Aprile 1992, n. 285, art.4)”.
Ed infatti: “la localizzazione della strada all’interno di tale perimetro, dotato di una serie di altre opere di urbanizzazione primaria e, più in generale, di pubblici servizi che direttamente o indirettamente sono sottoposti ad attività di controllo e vigilanza costante da parte del Comune, denotano la possibilità di un effettivo controllo e vigilanza della zona, per cui sarebbe arduo ritenere che eguale attività risulti impossibile in relazione al bene stradale”.
L’applicabilità dell’articolo 2051 c.c. comporta la presunzione a carico della P.A. della responsabilità per il danno cagionato dalle cose che si hanno in custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c. secondo il quale “ciascuno è responsabile delle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.”
Ove l’oggettiva impossibilità di custodia renda inapplicabile l’art. 2051 c.c. il risarcimento del danno patito può essere richiesto ai sensi dell’art. 2043 c.c., nel qual caso però grava sul danneggiato l’onere di provare il comportamento colposo della P.A.
A riguardo, la sentenza in oggetto specifica che “la responsabilità della P.A. per danni conseguenti all’utilizzo di bene demaniale da parte del soggetto danneggiato non può essere limitata ai soli casi di insidia o trabocchetto: questi, come è stato rilevato, sono solo elementi sintomatici della responsabilità della P.A. ma ciò non esclude che possa individuarsi nella singola fattispecie anche un diverso comportamento colposo della P.A.”
Per cui “è errata una sentenza che restringa la responsabilità dell’ente proprietario della strada per cattiva o omessa manutenzione della stessa, alla sola ipotesi della cosiddetta insidia o trabocchetto stradale, senza esaminare più in generale se sussiste un comportamento colposo (anche omissivo) della stesso ente”; gli elementi dell’insidia e del trabocchetto sono solo elementi sintomatici ma non escludono altre ipotesi di responsabilità colposa della P.A.
Per concludere si può fare riferimento ad una recente pronuncia della Corte di Cassazione, la sentenza n. 390 del 11 Gennaio 2008, che ribadisce l’illegittimità della prova, posta a carico del danneggiato, della presenza di un’insidia o trabocchetto, affermando il seguente principio di diritto: “in presenza di un fatto storico, qualificabile come illecito civile ai sensi dell’art. 2043 c.c., la parte danneggiata ha l’onere della prova degli elementi costitutivi di tale fatto, del nesso di causalità, del danno ingiusto e della imputabilità soggettiva, l’ente pubblico ha l’onere di dimostrare o il concorso di colpa del pedone o la presenza del caso fortuito che interrompe la causalità tra l’evento ed il comportamento colposamente omissivo dell’ente”.

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