Hai consegnato il lavoro, emesso la fattura e rispettato tutti gli accordi. Eppure il pagamento non arriva. Una situazione frustrante che accomuna molti professionisti, artigiani, imprenditori e società.
La buona notizia è che, prima di intraprendere un’azione legale, esistono alcuni strumenti semplici ed efficaci che possono aiutarti a recuperare il credito senza dover sostenere subito i costi e i tempi di una causa, molto spesso lunga e talvolta non conveniente.

Prima di ricorrere ad un Avvocato, ecco qui alcuni accorgimenti ammessi dalla normativa in materia che possono fare al caso tuo:
1. Contatta direttamente il cliente
Può sembrare banale, ma spesso un semplice contatto telefonico o un messaggio cortese possono risolvere il problema. A volte il mancato pagamento dipende da una dimenticanza, da problemi amministrativi o da difficoltà temporanee.
2. Invia un sollecito scritto
Se il primo contatto non produce risultati, è consigliabile inviare un sollecito formale tramite e-mail o PEC. Il messaggio deve essere chiaro, professionale e indicare l’importo dovuto, la fattura di riferimento e un termine entro cui effettuare il pagamento.
Puoi inviare un sollecito scritto al debitore tramite posta, email o raccomandata, richiedendo l’adempimento entro un termine stabilito. Questa possibilità è prevista in generale dal principio dell’adempimento in materia di obbligazioni – art. 1218 c. c. – e dalla buona fede nell’esecuzione dei contratti – art 1375 c.c.
3. Valuta una soluzione concordata
Quando il cliente manifesta difficoltà economiche, può essere utile valutare un piano di rientro rateizzato. Recuperare il credito gradualmente è spesso preferibile rispetto a rischiare di non recuperarlo affatto.
4. Tentativo di conciliazione amichevole
È possibile proporre una mediazione stragiudiziale, cercando un accordo tramite comunicazioni dirette o incontro personale, al fine di comprendere le ragioni dell’inadempimento e valutare la possibilità di una soluzione stragiudiziale, quale la rateizzazione (es. piano di rientro o transazione).
Questo rientra sempre nei principi di buona fede nei rapporti contrattuali di cui all’art. 1375 c.c.
5. Invio di un ultimo avviso bonario
L’invio di una comunicazione formale, in cui si precisa che in mancanza di pagamento si valuterà il ricorso a strumenti legali. Talvolta quest’ultimo avviso con indicazione, ad esempio che “…. in mancanza di pagamento e/o riscontro, sarò costretto a contattare un legale con ulteriore aggravio di costi”, può incentivare il debitore ad adempiere spontaneamente o prendere contatti con il creditore.
6. Utilizzo di organismi di mediazione o conciliazione
Se la materia lo consente, ci si può rivolgere a un organismo pubblico o privato per tentare una gestione conciliativa del credito, soluzione che può essere esperita senza necessità di assistenza legale.
Si fa riferimento a tutte quelle controversie civili e commerciali non rientranti nella previsione di cui all’art. 5 del d.lgs. 28/2010 in quanto non soggette a condizione di procedibilità della domanda ovvero non oggetto di mediazione demandata dal giudice.
In questi casi ciascuno può partecipare alla mediazione senza necessità di farsi assistere da un avvocato.
Consiglio utilissimo: conserva tutta la documentazione!
Contratti, preventivi accettati, fatture, e-mail e messaggi di sollecito possono diventare fondamentali qualora si renda necessario procedere legalmente.
Più prove si hanno, più sarà semplice tutelare i propri diritti e per contro, risulterà difficoltoso per il debitore fornire prove contrarie (quali, ad es.: non è stato stipulato alcun contratto o non c’è stata alcuna prestazione, il pagamento in realtà c’è stato; non c’è stato alcun sollecito; il termine per l’adempimento non era ancora scaduto o è intervenuta la prescrizione).
Compensazione
In presenza di reciproci debiti tra le parti, è prevista la possibilità di compensazione in eguale quantità, cioè estinzione delle rispettive obbligazioni fino alla concorrenza della minore.
Questo principio è regolato dall’art. 1241 c.c. e seguenti.
Tutte queste iniziative hanno una finalità prettamente sollecitatoria e conservativa e possono facilitare il recupero del credito senza intervento di un legale.
Quando è il momento di rivolgersi a un avvocato?
L’importanza di una diffida
Intervento legale formale: quando i tentativi bonari non funzionano, una lettera di diffida ai sensi dell’art. 1219 c.c. inviata da un professionista rappresenta spesso un forte incentivo al pagamento. Qualora vi sia un obbligo contrattuale non rispettato, la diffida ad adempiere può essere utilizzata per richiedere l’adempimento entro un tempo ragionevole, decorso il quale il contratto può anche essere risolto.
Molti debitori comprendono in quel momento che la questione sta per assumere rilevanza legale e decidono di saldare il proprio debito.
Se, invece, il cliente continua a non pagare nonostante i solleciti, è opportuno richiedere una consulenza legale.
In molti casi è possibile ottenere rapidamente un decreto ingiuntivo e avviare le procedure necessarie per il recupero del proprio credito.
Per informazioni: info@avvocatozambonin.it – Tel.: 02 94088188
In tema di prescrizione:
I diritti di credito si prescrivono ai sensi dell’art 2946 c.c. ordinariamente in dieci anni, salvo che la legge non disponga diversamente per specifici casi.
Tale prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere e si compie con il mero decorso del tempo quale effetto dell’inerzia del titolare del diritto stesso.
Eventuali atti idonei a interrompere la prescrizione sia giudiziali che stragiudiziali fanno sì che il termine rincominci a decorrere nuovamente.
In conclusione
Agire tempestivamente è fondamentale. Più passa il tempo, maggiori sono i rischi di insolvenza e più difficile può diventare recuperare quanto ti spetta.

Per una consulenza legale: info@iltuolegale.it – 02 94088188
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