Fecondazione assistita: principali aspetti legali e psicologici

La Dott.ssa Beatrice Corsale, psicologa e psicoterapeuta, spiega quali sono i principali aspetti legali e psicologici legati alla fecondazione assistita.

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Fecondazione assistita: elaborazione psicologica

Le tecniche di fecondazione assistita sono utilizzate da numerose coppie che, desiderando un figlio, non riescono ad averlo.

La scelta di ricorrere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) richiede una fase di elaborazione psicologica in cui la coppia prende atto della condizione di infertilità.

Prime reazioni psicologiche alla diagnosi di infertilità

Scoprirsi infertili rappresenta un vero e proprio shock per la coppia. Una coppia, infatti, tende a dare per scontata la propria capacità di procreare e scoprire di non poter avere figli pone i partner in una situazione opposta a quello che immaginavano.

Di fronte alla diagnosi di infertilità, pertanto, la prima reazione è di sconcerto e di incredulità, cui solitamente segue una fase di sconforto e di tristezza, talvolta accompagnati da momenti di rabbia.

Cosa accade se un partner è fertile e la partner no (o viceversa)?

Talvolta sia l’uomo sia la donna sono infertili mentre in altri casi un partner è fertile e l’altra non lo è.

In tali circostanze la donna (o l’uomo) infertile può sentirsi in difetto mentre il compagno può provare risentimento e rabbia per il desiderio infranto di diventare genitore.

Quando un solo partner è infertile, questi può sentirsi difettoso e inadeguato mentre l’altro, il partner fertile, può riversare la propria frustrazione sulla coppia, verso la compagna (o il compagno) ‘colpevole’ di essere infertile.

In questi casi è fondamentale che gli aspiranti genitori ritrovino un buon livello di comunicazione che li aiuti a comprendere il punto di vista dell’altro/a.

La scelta della PMA

Dopo l’iniziale sorpresa e l’elaborazione emotiva della diagnosi di infertilità, la coppia comincia a valutare le possibilità che ha di fronte: restare senza figli, adottare un bambino, chiedere l’affidamento di un minore o ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Ogni scelta è complessa ed è agevolata da un buon livello di comunicazione all’interno della coppia.

Molte coppie scelgono di intraprendere un percorso di PMA e rimandano al futuro altre eventuali decisioni, nel caso in cui le procedure di PMA dovessero fallire.

Possibilità di successo della PMA

Il Ministero della Salute indica che le possibilità di successo della PMA variano da una coppia all’altra, anche in funzione dell’età. La ricerca dimostra che il tasso di fertilità, sia maschile che femminile, diminuisce con l’avanzare dell’età.

In alcune situazioni, infatti, può esservi anche il 30% di probabilità di successo della PMA, al primo tentativo di fecondazione assistita. In altri casi, la probabilità di riuscita della PMA può ridursi al di sotto del 2%, come accade quando la donna ha superato i 42-43 anni.

Nella maggior parte dei casi le probabilità di buon esito della PMA si collocano tra questi estremi.

Norme che regolano l’applicazione delle tecniche di procreazione assistita

L’applicazione delle tecniche di PMA è disciplinata dalla legge n. 40 del 2004 e dalle successive modificazioni. 

Requisiti per l’accesso alle procedure di PMA

L’art. 5 della legge n. 40 del 2004 stabilisce che possano avvalersi delle tecniche di fecondazione assistita le coppie costituite da persone maggiorenni, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile, sposate o conviventi, in cui donna e uomo siano entrambi viventi.

In base a tali requisiti, la PMA si avvicina alla procreazione naturale, escludendo le coppie che hanno un’età che non è considerata fertile. 

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Modificazioni della legge 40/2004 e ampliamento delle possibilità di accedere alle tecniche di PMA

Dopo la pubblicazione della legge 40/2004 vi sono state numerose sentenze, anche costituzionali, che ne hanno dichiarato illegittimi alcuni passaggi, ampliando così la possibilità di accedere alla PMA da parte di alcune coppie e permettendo alle coppie di avere maggiori probabilità di successo.

Le principali modificazioni della legge 40/2004 comprendono il numero di embrioni che è consentito creare per ogni ciclo di PMA, la possibilità di crioconservare gli embrioni, la fecondazione eterologa e le questioni genetiche, tra cui la diagnosi pre-impianto.

PMA e numero di embrioni da trasferire

La sentenza n. 151 del 2009 della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14 della Legge 40/2004. In tal modo è stato eliminato l’obbligo dell’impianto contemporaneo di tre embrioni ed è stata rimandata al medico la valutazione del più adeguato numero di embrioni da creare e trasferire per ogni situazione.

Legittimità della fecondazione eterologa in Italia

La sentenza n. 162 del 2014 ha dichiarato incostituzionale l’art. 4 della Legge n. 40/2004. In tal modo, anche in Italia, è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa, con gameti esterni alla coppia. In precedenza, infatti, secondo la legge n. 40/2004, le coppie che ricorrevano alle tecniche di PMA non potevano ricorrere a gameti (sia femminili, sia maschili), donati da persone esterne alla coppia.

PMA e genetica

Nella sentenza n. 96 del 2015 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art.1 della legge 40/2004 nella parte in cui vieta il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità che consentono l’accesso all’aborto terapeutico.

La Corte costituzionale, con sentenza 229/2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, commi 3, lettera b), e 4, della legge 40/2004 relativamente al divieto di selezione degli embrioni nei casi in cui la selezione sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità.

Gradualità degli interventi di PMA e aspetti psicologici

La legge 40/2004 stabilisce inoltre che le procedure di PMA devono essere applicate in modo graduale per evitare “il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività” (art.4, comma 2).

Intraprendere un percorso di fecondazione assistita, infatti, richiede un importante impegno psicologico per la coppia e per la donna, in particolare. Infatti, una donna che si sottopone alle procedure di PMA, non solo deve sostenere fisicamente l’impegno delle tecniche previste ma anche affrontarle e gestirle dal punto di vista psicologico.

Problematiche psicologiche frequenti nelle donne che affrontano un percorso di PMA

  • Sentirsi difettose, sbagliate
  • Senso di colpa
  • Sensazione di essere inadeguate come madri
  • Ansia
  • Irritabilità
  • Difficoltà nei rapporti sociali
  • Non sentirsi padrone del proprio corpo
  • Senso di vergogna
  • Sensazione di solitudine

Tali problematiche variano da donna a donna e tendono ad acuirsi al crescere dell’invasività delle tecniche. 

Talvolta le risorse personali della donna e il supporto del compagno sono sufficienti a farle superare in autonomia la delicata fase psicologica della fecondazione assistita mentre in altri casi può essere opportuno che la donna o la coppia ricorra a un supporto psicologico specifico.

Riferimenti utili

Ministero della Salute, Piano Nazionale per la Fertilità
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2367_allegato.pdf