Perché non conviene usare ChatGPT per difendersi in tribunale

Ora che l’intelligenza artificiale è tangibile in mezzo a noi, adesso che si può utilizzare per scrivere testi o aiutarci in cucina, e proprio ora che ci prepariamo a conoscerla come fosse una collega di lavoro, a qualcuno sarà sicuramente venuto in mente: perché pagare un avvocato quando posso avvalermi delle conoscenze di ChatGPT? A rispondere alla domanda è l’orribile esperienza di un legale statunitense che, pensando di avere avuto un’idea brillante, si è affidato proprio a ChatGPT per preparare la difesa del suo cliente, che è risultata disastrosa, a voler essere gentili.

ChatGPT in tribunale: l’inefficacia dell’intelligenza artificiale

Davanti al tribunale di Manhattan (New York) vi è recentemente finito il caso di un passeggero che, durante un volo aereo, è rimasto ferito ad un ginocchio dopo essere stato colpito violentemente da un carrello delle vivande. L’uomo decide di ricorrere in giudizio per vedersi risarciti i danni patiti e, per farlo, si affida ad un avvocato senza sapere come questi avrebbe gestito il caso.

Il legale designato, forse per sveltire i tempi o forse perché oberato di lavoro, decide di affidare le ricerche giuridiche su cui basare la propria accusa a ChatGPT. L’intelligenza artificiale viene così consultata dall’avvocato, che senza ulteriori verifiche prende per buone le informazioni che gli vengono fornite dalla tecnologica assistente. Nello specifico, ChatGPT afferma che vi sono ben sette precedenti casi analoghi in cui il giudice aveva dato ragione ai passeggeri: precedenti che si riveleranno essere totalmente inventati.

I precedenti inventati da ChatGPT

Nello specifico, dopo aver citato le predette sentenze dinnanzi al giudice indicando numero e anno delle stesse, l’avvocato si è trovato nell’imbarazzo di scoprire che in realtà le pronunce non esistevano. La confessione è arrivata direttamente dall’intelligenza artificiale che, dopo aver ammesso di essersi inventata tutto, ha chiesto scusa al legale per l’inganno.

Scuse che l’avvocato ha faticato a pronunciare dinnanzi al cliente che, a causa della sua incompetenza e della sua cieca fiducia in ChatGPT, ha mandato all’aria la sua causa.

Questa storia ci insegna che, nonostante la tecnologia faccia (e continui a fare) passi da gigante capaci di facilitare la vita a chiunque, non sempre è in grado di rimpiazzare la conoscenza e il discernimento umano dato da anni di studio ed esperienza. Morale della favola: affidatevi sempre a un professionista competente.

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