Una passeggiata al parco, il cane che annusa qualcosa nell’erba e improvvisamente ingerisce un boccone trovato a terra. È una situazione che preoccupa molti proprietari e che, purtroppo, continua a verificarsi.
Il problema non riguarda soltanto i cani: le esche avvelenate possono colpire gatti, animali selvatici e, in alcuni casi, rappresentare un rischio anche per le persone, soprattutto per i bambini.
Proprio per il persistere del fenomeno, il Ministero della Salute ha recentemente prorogato di altri dodici mesi le misure contro l’utilizzo e la detenzione di esche e bocconi avvelenati. La nuova ordinanza è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 28 agosto 2026.
Ma cosa deve fare concretamente chi trova un boccone sospetto? E cosa succede se il proprio cane lo ingerisce?

Esche avvelenate per cani: cosa vieta la legge
La disciplina attuale deriva dall’ordinanza del Ministero della Salute dell’8 agosto 2025, ora prorogata per dodici mesi a decorrere dal 28 agosto 2026.
Le regole vietano l’utilizzo improprio, la preparazione e l’abbandono di esche o bocconi contenenti sostanze tossiche o nocive.
Il divieto non riguarda soltanto il “veleno” nel senso più comune del termine. La disciplina comprende anche alimenti o materiali preparati in modo tale da provocare intossicazioni, lesioni o morte degli animali. Tra i materiali pericolosi possono rientrare, ad esempio, vetri, metalli, plastiche o altri elementi inseriti intenzionalmente nel cibo.
Il motivo è evidente: un boccone di questo tipo può essere ingerito non soltanto dall’animale al quale era eventualmente destinato, ma da qualunque cane, gatto o animale selvatico passi nella zona.
Perché la disciplina è stata prorogata nel 2026
La proroga non è puramente formale.
Nel testo dell’ordinanza il Ministero richiama i dati raccolti dagli Istituti zooprofilattici e sottolinea il persistere di numerosi episodi di avvelenamento e uccisione di animali domestici e selvatici.
Il Ministero evidenzia inoltre che la dispersione di sostanze tossiche nell’ambiente rappresenta un rischio anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini, oltre che una possibile fonte di contaminazione ambientale.
È quindi un fenomeno che viene affrontato contemporaneamente come problema di tutela degli animali, sicurezza pubblica e protezione dell’ambiente.
Cosa fare se il cane mangia un boccone sospetto
La prima regola è molto semplice: contattare immediatamente un veterinario.
Non bisogna aspettare di vedere se compaiono sintomi e non è consigliabile tentare rimedi casalinghi senza una precisa indicazione veterinaria.
Una ASL, nelle proprie indicazioni ai cittadini, raccomanda di rivolgersi subito al veterinario e di non somministrare autonomamente farmaci o altri rimedi, perché potrebbero peggiorare la situazione.
Se possibile, è utile ricordare dove il cane ha raccolto il boccone, che aspetto aveva e a che ora potrebbe averlo ingerito. Queste informazioni possono essere importanti per il veterinario.
Anche eventuali residui del boccone possono avere valore, ma non devono essere manipolati in modo imprudente.
Quali sintomi possono far sospettare un avvelenamento
I sintomi possono cambiare molto a seconda della sostanza ingerita e non è quindi possibile formulare una regola valida per tutti i casi.
Tra i segnali che possono far sospettare un problema vi sono, ad esempio, vomito, tremori, debolezza o un improvviso stato di abbattimento.
Ma l’assenza immediata di sintomi non significa necessariamente che non vi sia pericolo. Per questo, se si è visto il cane ingerire un oggetto o un alimento sospetto, è preferibile rivolgersi subito a un veterinario anziché attendere.
Ho trovato un boccone sospetto al parco: posso raccoglierlo?
La soluzione più prudente è non toccarlo direttamente.
Se si trova un alimento che potrebbe contenere veleno, chiodi, vetri o altri materiali pericolosi, è opportuno evitare che altre persone o animali possano raggiungerlo e segnalare la situazione alle autorità competenti.
Le indicazioni sanitarie suggeriscono, quando possibile e senza esporsi a rischi, di delimitare o sorvegliare l’area nell’attesa dell’intervento delle autorità, evitando il contatto diretto con il materiale.
È inoltre importante non distruggere o alterare il reperto: potrebbe infatti servire per individuare la sostanza utilizzata e, eventualmente, il responsabile.
A chi segnalare un boccone avvelenato
La presenza di un’esca sospetta può essere segnalata alla Polizia Locale, ai Carabinieri Forestali oppure al servizio veterinario della ASL territorialmente competente.
Nel caso di sospetto avvelenamento di un animale entra inoltre in funzione una procedura che coinvolge il veterinario, la ASL, il Comune e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente.
Esiste anche un Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi degli animali, istituito nell’ambito del sistema di monitoraggio coordinato dal Ministero della Salute. La stessa ordinanza del 2026 richiama espressamente questo sistema.
La segnalazione è importante non soltanto per il singolo caso, ma perché può consentire di individuare un’area nella quale sono presenti altre esche e prevenire ulteriori avvelenamenti.
Cosa succede dopo una segnalazione
Quando viene diagnosticato o sospettato un avvelenamento, possono essere effettuati accertamenti veterinari e analisi da parte degli Istituti Zooprofilattici.
L’obiettivo è capire quale sostanza sia stata utilizzata, verificare se nella zona vi siano altri bocconi e ricostruire eventualmente la responsabilità dell’accaduto.
Il sistema nazionale permette inoltre di geolocalizzare e monitorare gli episodi. È proprio sulla base dei dati raccolti attraverso questi strumenti che il Ministero ha ritenuto necessario mantenere in vigore anche per il 2026-2027 le misure di prevenzione.
Avvelenare un animale è un reato?
A seconda del comportamento concreto e delle conseguenze prodotte, possono entrare in gioco diverse norme penali.
La stessa ordinanza ministeriale richiama, tra le altre, le disposizioni del codice penale relative all’uccisione e al maltrattamento di animali, oltre ad altre fattispecie applicabili in relazione alle sostanze utilizzate e al pericolo creato.
In particolare, il codice penale punisce sia l’uccisione ingiustificata di un animale sia le condotte che gli procurino lesioni o sofferenze nei casi previsti dalla legge.
La qualificazione giuridica dipende però dalle circostanze del singolo episodio: non ogni ritrovamento di un alimento sospetto permette automaticamente di identificare un responsabile o di stabilire quale reato sia stato commesso.
Se il mio cane viene avvelenato posso chiedere un risarcimento?
Se viene individuato il responsabile, oltre agli eventuali profili penali può essere valutata anche una richiesta di risarcimento.
Possono assumere rilevanza, ad esempio, le spese veterinarie sostenute e gli altri danni concretamente conseguenti all’episodio.
Per questo è importante conservare tutta la documentazione: referti veterinari, fatture, fotografie, eventuali analisi, segnalazioni alle autorità e ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto.
L’esistenza e l’entità del danno risarcibile devono comunque essere valutate caso per caso.
Le cinque cose da fare subito
In una situazione di sospetto avvelenamento è utile ricordare soprattutto cinque comportamenti: portare rapidamente l’animale dal veterinario; evitare rimedi fai-da-te; non manipolare a mani nude eventuali esche; segnalare il luogo alle autorità competenti; conservare la documentazione veterinaria e fotografica.
Sono accorgimenti semplici che possono essere decisivi sia per la salute dell’animale sia per permettere alle autorità di verificare la presenza di altre esche.
Quando può essere utile rivolgersi a un avvocato
L’intervento di un legale può essere opportuno soprattutto quando l’animale ha riportato conseguenze gravi, quando è stato individuato il possibile responsabile oppure quando si vuole valutare la costituzione nel procedimento penale o una richiesta di risarcimento.
In questi casi è importante ricostruire correttamente i fatti e raccogliere fin dall’inizio tutta la documentazione disponibile.
La recente proroga delle misure contro i bocconi avvelenati dimostra, in ogni caso, che il fenomeno non viene considerato marginale: il Ministero della Salute continua a ritenerlo un rischio concreto per animali, persone e ambiente.

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