Abbandonare animali fuori dal canile è reato?

Chi utilizza i social network, specialmente se ha a cuore il tema degli animali, spesso e volentieri ha le bacheche piene di appelli di cucciolini, cani e gatti di ogni forma, età e colore, che cercano casa in tutta Italia. Non è certo un segreto che, specialmente nelle zone meridionali del nostro Paese, ci sia un radicato problema di randagismo, spesso alleggerito dall’incessante opera di volontari che hanno a cuore le sorti di questi “orfanelli” pelosi. Anche queste persone, però, spesso cadono nello sconforto quando giungono in canile e trovano nuovi abbandoni lasciati volontariamente lì davanti da chi non aveva alcun interesse a prendersene cura.

Ma abbandonare animali fuori dal canile è reato? A rispondere alla domanda è una recente sentenza della Corte di Cassazione, la quale stabilisce che possa applicarsi la particolare tenuità del fatto.

A processo per aver abbandonato animali fuori dal canile

Nel caso esaminato oggi una donna viene condannata per il reato di abbandono di animali (art. 727 cp), accusata di aver lasciato davanti al cancello di un canile pubblico una scatola contenente cinque cuccioli di appena due mesi, senza fornire loro né acqua né cibo, potenziali vittime di attacchi da altri cani randagi. Nello specifico, la donna aveva effettuato l’abbandono circa mezz’ora prima dell’apertura del canile.

La ricorrente si difende sostenendo di non essere la proprietaria dei cuccioli, ma di averli trovati sul ciglio della strada e “raccolti con l’intenzione di consegnarli alla struttura” che, però, aveva trovato chiusa. Secondo la sua versione dei fatti, dopo aver aspettato e citofonato aveva deciso di lasciarli fuori dal canile senza aspettare che aprisse.

La difesa dell’imputata sostiene che “la condotta tipica di abbandono descritta dall’art. 727 c.p. presuppone l’esistenza di poteri di custodia sull’animale”, motivo per cui la donna non sarebbe condannabile. Inoltre, l’aver consegnato gli animali a una struttura pubblica non integrerebbe la condotta tipica di abbandono.  

Abbandono di animali: cosa dice la Cassazione

La Cassazione nella sentenza n. 9202/2023 ricorda che relativamente alla realizzazione del reato di abbandono di animali non c’entra la “proprietà” degli animali domestici, quanto il potere esercitato sull’animale. Per questo motivo la fattispecie di reato è integrata non solamente dal proprietario ma da “chiunque detenga l’animale anche solo occasionalmente”.

Inoltre, dalle telecamere di sorveglianza si vede chiaramente che i cuccioli erano stati abbandonati fuori dal canile senza che l’imputata facesse alcuno sforzo per contattare la struttura, ad esempio citofonando o attendendo l’apertura del canile.

Per questi motivi, ritiene la Corte, il reato di maltrattamento di animali nella forma di abbandono è da ritenersi pienamente integrato. Ciò nonostante, come richiesto dal difensore della ricorrente, il giudice di secondo grado avrebbe dovuto motivare le ragioni per cui ha deciso di non applicare la causa di non punibilità (disciplinata dall’art. 131 bi c.p.). Tale omissione rappresenta un concreto vizio di mancanza di motivazione, riscontrabile sia quando questa viene completamente omessa (come nel caso in esame) che quando è priva di specifica richiesta.

Per questo motivo la Corte chiede che venga effettuato una verifica dell’esistenza dei presupposti per l’applicazione della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, annullando così la sentenza impugnata e inviandola al Tribunale.

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