Perdere il lavoro, affrontare una malattia improvvisa o vedere il proprio reddito ridursi drasticamente può trasformare un affitto sostenibile in un peso insormontabile. In questi casi la legge riconosce una tutela specifica: la morosità incolpevole. In queste righe scoprirai cos’è, chi può richiedere il contributo fino a 12.000 euro e come funziona la domanda al Comune.

Quando l’affitto diventa un peso: capire la morosità incolpevole
La morosità incolpevole è definita come l’impossibilità oggettiva e sopravvenuta di pagare l’affitto, dovuta a un evento esterno e indipendente dalla volontà dell’inquilino.
La normativa vigente prevede che si verifichi quando il rapporto tra canone e reddito supera il 30% e la riduzione della capacità economica è significativa e successiva alla firma del contratto di locazione.
Le cause riconosciute includono, tra le altre:
- perdita del lavoro per licenziamento
- mancato rinnovo di contratti a termine
- malattia grave di un componente del nucleo familiare che contribuiva al reddito
- riduzione consistente dell’orario di lavoro per accordi aziendali o sindacali
- cassa integrazione, ordinaria o straordinaria
Non rientrano nella morosità incolpevole i semplici ritardi nei pagamenti o difficoltà generiche non collegate a un evento esterno documentabile.
Un aiuto fino a 12.000 euro: come funziona il fondo pubblico
Il sostegno principale è il Fondo per la morosità incolpevole, istituito dal Decreto-legge 102/2013 e disciplinato dal Decreto ministeriale 30 marzo 2016. Il fondo è stato rifinanziato fino al 2026.
Le risorse vengono assegnate alle Regioni e poi ai Comuni, che pubblicano bandi con requisiti, priorità e modalità di domanda.
Il contributo può arrivare fino a 12.000 euro, ma l’importo effettivo dipende da:
- finalità della richiesta (sanare il debito, ottenere un rinvio dello sfratto, coprire il deposito cauzionale per un nuovo contratto)
- entità della morosità
- risorse disponibili nel Comune
- massimali previsti dal bando locale
La misura viene determinata caso per caso in base alla situazione concreta del richiedente.
Chi può accedere al contributo: i requisiti previsti dalla legge
Per presentare domanda occorre rispettare i requisiti stabiliti dalla normativa nazionale e dal Decreto ministeriale 30 marzo 2016.
In particolare, l’inquilino deve:
- essere cittadino italiano, UE o extra UE con regolare permesso di soggiorno
- avere un contratto di locazione abitativo regolarmente registrato
- risiedere nell’immobile da almeno un anno
- essere destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità con citazione per la convalida
- dimostrare che la morosità deriva da una delle cause previste dalla legge
- avere un ISEE non superiore a 26.000 euro (salvo limiti diversi fissati localmente)
- non possedere altri immobili adeguati nella stessa provincia
Le situazioni considerate più fragili e le priorità riconosciute dai Comuni
La normativa consente ai Comuni di prevedere criteri di priorità per nuclei familiari con:
- persone over 75
- minori
- persone con invalidità almeno al 74%
- soggetti seguiti dai servizi sociali o dalle ASL
Ogni bando comunale può stabilire modalità di valutazione e graduatorie specifiche.
Come si presenta la domanda: documenti, passaggi e attenzione ai bandi comunali
La richiesta va presentata al Comune di residenza, verificando preventivamente l’apertura del bando e la disponibilità delle risorse.
La normativa prevede che alla domanda vengano allegati:
- ISEE aggiornato
- contratto di locazione registrato
- atto di intimazione di sfratto
- documentazione che prova l’evento che ha causato la perdita di reddito
È essenziale consultare il sito ufficiale del proprio Comune per conoscere termini e modalità di presentazione.
Perché questo strumento può evitare la perdita della casa
Il Fondo per la morosità incolpevole è stato introdotto per impedire che una difficoltà economica temporanea si trasformi in una perdita definitiva dell’abitazione.
La disciplina vigente richiede il rispetto puntuale delle procedure e dei requisiti previsti dal bando comunale: una domanda incompleta o tardiva può compromettere l’accesso al contributo.
Agire tempestivamente, soprattutto dopo la notifica dell’atto di sfratto, può fare la differenza tra la permanenza nell’immobile e la perdita della casa.

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