La subacquea, sviluppatasi in modo significativo dagli anni Ottanta, è oggi un’attività consolidata, però, manca una normativa nazionale organica che regolamenti i centri diving, gli istruttori e le immersioni.
Il Disegno di Legge n. 1624, presentato nel 2025 e dedicato alla “Valorizzazione della risorsa mare”, introduce finalmente regole precise per chi si immerge, per chi insegna e per chi gestisce centri di immersione.
Vediamo insieme cosa cambia.

Attività subacquea riconosciuta e tutelata
Per la prima volta la legge riconosce l’attività subacquea a scopo ricreativo come un’attività ecosostenibile e culturale, utile a promuovere la conoscenza del mare e del suo patrimonio naturale e archeologico.
Il testo stabilisce principi fondamentali per:
- la sicurezza dei subacquei;
- la tutela dell’ambiente marino e lacustre;
- la valorizzazione turistica e culturale dei fondali italiani.
Requisiti per centri diving e istruttori
I centri di immersione dovranno essere iscritti alla Camera di Commercio, avere partita IVA, disporre di una sede per le attività teoriche e possedere attrezzature certificate e regolarmente manutenute.
Sono inoltre obbligatori:
- una polizza assicurativa per danni a terzi e per i collaboratori;
- kit di primo soccorso e personale formato;
- la registrazione di ogni immersione, con dati su orario, profondità e partecipanti.
Gli istruttori e le guide subacquee potranno operare in modo autonomo o per conto di un centro, ma dovranno:
- essere maggiorenni e in possesso di un brevetto riconosciuto;
- avere una copertura assicurativa individuale;
- possedere un certificato medico in corso di validità;
- mantenere le proprie attrezzature in perfetto stato di efficienza e tracciarne la manutenzione.
Zone di interesse turistico subacqueo
Il DDL prevede anche la creazione di zone di interesse turistico subacqueo, individuate dal Ministero del Turismo insieme ad altri ministeri competenti.
Si tratta di aree marine, lacustri o fluviali con particolari caratteristiche ambientali, paesaggistiche o archeologiche, che potranno essere valorizzate attraverso itinerari subacquei, percorsi guidati e iniziative culturali.
Sanzioni e controlli
La legge introduce anche un sistema di sanzioni piuttosto rigoroso:
- da 5.000 a 12.000 euro per chi esercita senza i requisiti previsti (istruttori, guide o centri diving);
- da 1.000 a 3.000 euro per chi non rispetta gli obblighi di registrazione o sicurezza;
- fino alla sospensione dell’attività in caso di reiterazione.
Le Regioni avranno il compito di gestire le verifiche e di destinare gli importi delle sanzioni a progetti locali di tutela e valorizzazione del mare.
Una legge che guarda al futuro
Con questa normativa, l’Italia potrebbe fare un passo avanti importante nella regolamentazione della subacquea, un settore che unisce turismo, sport e tutela ambientale.
Per gli operatori significa maggiore chiarezza, ma anche nuove responsabilità: garantire la sicurezza dei partecipanti e il rispetto dell’ambiente diventa un obbligo giuridico, non più solo morale.
Per i subacquei, invece, si apre una nuova fase di tutela e qualità certificata delle esperienze.
Un mare più sicuro, più rispettato e più accessibile: è questa la direzione che la legge intende tracciare.
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